Negli anni Cinquanta i pionieri trentini della Croce Rossa
Raffaele Janes (86 anni) fu tra i primi a guidare le "autobarelle": un telefono fisso, una cartina stradale e tanta buona volontà
TRENTO Per raccontare la storia del servizio trasporto infermi del Trentino, un solo libro non sarebbe sufficiente, oltre alle oggettive difficoltà nel raccogliere testimonianze dirette e documenti d’epoca, andati in gran parte, ahimè, perduti. Fortunatamente però abbiamo avuto l'occasione di incontrare, dopo moltissimi anni, un anziano dipendente (e collega di chi scrive) della Croce Rossa Italiana di Trento, il quale con molta probabilità è il più “datato” tra tutti gli ex-dipendenti della Cri a livello nazionale. Stiamo parlando di Raffaele Janes, 86 anni compiuti lo scorso 20 dicembre, residente sin dalla nascita a Povo, per 30 anni alla guida delle autobarelle (così erano classificate), dal lontano 1951 al settembre 1981. Personaggio che ha intensamente vissuto la storia del trasporto infermi nel primo dopoguerra, e che ovviamente è sconosciuto alle migliaia degli attuali soccorritori, dipendenti o volontari, delle diverse organizzazioni di soccorso sanitario operative in Trentino, dalla Croce Rossa alla Croce Bianca, passando per la Stella Bianca e Trentino Emergenza 118, dall'Orsa Maggiore e Stella d'Oro ai pompieri volontari, e a quanti sono impegnati, a vario titolo, nelle diverse aliquote della protezione civile.
I pionieri della Croce Rossa in azione
Ecco alcune immagini dei pionieri della Croce Rossa trentina, fornite da Raffaele Janes (ritratto nelle immagini) che fu uno dei primi a guidare le "autobarelle" a Trento. Leggi l'articolo
Bisogna sapere, infatti, che subito dopo la fine della 2ª guerra mondiale (parliamo degli ultimi anni ’40 e dei primi anni ’50), in caso di necessità ti arrivava, se libero da altre urgenze, un solo autista. Con l’inconfondibile giacca stile militare, a bordo di una Fiat 1100 Bl ambulanza (più versioni a motore), allestita alla meno peggio come veicolo da trasporto infermi. Primi conducenti i fratelli Carlo e Luigi Grandi, quindi Carlo “Carletto” Tomasi, Ottavio Zeni e l’allora giovane Raffaele Janes. L'autoparco si trovava in un piazzale tra via Bronzetti e via Perini, trasferito poi all'inizio degli anni ’60 e sino agli anni ’90, in una autorimessa in via Vittorio Veneto all'interno dei “Casoni”.
Nella città di Trento, almeno sino al 1969, era operativa anche un’altra autobarella, utilizzata per i trasporti e i trasferimenti interni, tra l’ospedale ortopedico Villa Igea e il sanatorio di Mesiano (oggi sede della facoltà universitaria di ingegneria). Si trattava di una vecchia autobarella Fiat 1500 C, guidata da Giuliano Molinari. Ovviamente con quei pochi autisti a disposizione i turni erano a dir poco massacranti: 7 giorni consecutivi con uno solo di riposo.
Di notte il servizio era “garantito” da un solo operatore, nel turno del mattino da due, e quasi sempre nuovamente da soli in quello pomeridiano. In quei tempi non c'erano le radio ricetrasmittenti per comunicare, i computer e i telefonini non esistevano ancora, e quindi ci si arrangiava per trovare i paesi o il luogo del sinistro, con una cartina geografica donata dall'abituale distributore di benzina. In sede c’era un normalissimo telefono a disco con una sola linea a disposizione. Quando si doveva partire, si alzava la cornetta per lasciar occupato il telefono, si chiudeva il garage e si ritornava appena possibile. Se nel frattempo arrivavano delle altre richieste di soccorso... non restava altro che affidarsi al Signore. Altro che infermieri e medici a bordo delle autoambulanze o dell'automedica, elicotteri sanitari e presidi decentrati in ogni valle! Allora, oltre che a Trento, la Cri era presente con alcuni autisti solamente a Rovereto.
I dipendenti assunti nei primi anni ’70 e furono Renzo Angelini, Viliam Angeli, Rinaldo Marinoni, Giuseppe Trenti, Sergio Martini, Silvano Nave, Roberto Gatti, Italo Crema Falceri e Carlo Frisinghelli. Una autoambulanza, la mitica Volkswagen 1300 Transporter T1 targata CRI 7448, era invece dislocata in quel di Sover, e per molti anni è stata guidata dal volontario del soccorso Cri e comandante del locale corpo dei pompiere Albino “Sdravela” Battisti. Suo primo intervento la domenica mattina del 6 maggio 1973. Ed ancor oggi, con i suoi 89 anni, è in assoluto il più anziano ex-volontario del soccorso (e tra i pompieri volontari) della provincia di Trento. A Verla di Giovo, invece, si poteva far affidamento sull'autobarella dei pompieri volontari, una Fiat 238, con l'allora già anziano conducente Emilio Marchi.
A Pergine Valsugana, invece, uomo tuttofare (addetto alla raccolta dei rifiuti urbani, pompiere, taxista, necroforo e soccorritore) era Silvio Fontanari con il giovanissimo figlio Antonio (nelle ore notturne e festive), mentre di giorno una lettiga era in servizio al “manicomio”. A Levico Terme, negli anni '70, era operativa una autobarella Volkswagen Transporter T1 1300, condotta dall'allora comandante dei pompieri Mario Fraizingher, poi passata all'ex-ospedale del centro lacuale (chiuso nel 1984), con primo conduttore Camillo Vettori, a bordo di una più potente Volkswagen Transporter T2 1600. Dipendente ospedaliero che seguì un corso di primo soccorso alla Cri di Trento, negli anni ’79/’80, e che guidò negli ultimi anni di attività del nosocomio cittadino anche una ambulanza Fiat 238, donata dalla cassa rurale del paese. A Mezzolombardo, i soccorsi su una vecchia Fiat 125 special, approntata con una barella militare in tela, erano affidati a Rico Bonvicini, il quale accendeva la sirena dall'inizio alla fine di ogni viaggio. Urgente o meno che fosse l'intervento richiesto. Allora non si usavano le attuali sirene a suono bitonale, ma quelle che ti spaccavano i timpani, e che tanto rievocavano il lugubre suono delle sirene dei bombardamenti aerei. Per richiedere il suo intervento (non era un dipendente dell'ospedale), questi veniva “chiamato” da una finestra del pronto soccorso, giacché abitava dirimpetto all'ospedale. Altro che chiamate computerizzate: un bell'urlo e via!
In Val di Fassa, precisamente a Vigo di Fassa, la Cri iniziò il servizio con l'ambulanza poco dopo la nascita della Cri Val di Fassa il 4 dicembre 1968, grazie alla determinazione dell'allora sindaco Antonio Camerano. E' del 26 agosto 1976, invece, la costituzione del Gruppo dei volontari del soccorso Cri, sotto la presidenza di Mario Fontana e del segretario Claudio Merighi. Bisogna sapere che negli anni ’60, l’unica ambulanza nella valle ladina, era quella in dotazione presso la Scuola alpina della Polizia di Stato a Moena. Ed è solo alla fine degli anni '60 e primi '70, che la presidenza del Comitato Cri del Trentino, diretta dal primario neurologo Beppino Disertori, decise delle nuove assunzioni di autisti nella città capoluogo. Con una nuova “innovativa” divisa di servizio: un camicione bianco (una telara), che si allacciava con bottoni dietro alla schiena, visto che i camici bianchi con l'allacciatura anteriore erano (e sono tutt'ora) una prerogativa per individuare i medici. Ma questa è una storia che racconteremo, fino a tempi più recenti in una puntata successiva.