"Abbiamo assistito allo sbarco di donne, uomini, bambini e bambine, tra cui 19 corpi, ormai senza vita. Vittime di questa ennesima strage evitabile perché, finché non vi saranno canali umanitari sicuri e legali per entrare in Europa, le persone continueranno a mettersi in mare in ogni condizione per fuggire dalla Libia. Siamo vicini al dolore dei superstiti, dei familiari e degli amici, chiediamo un'accoglienza dignitosa e giustizia per tutte queste persone".
Così Sheila Melosu, capo missione a bordo della barca Safira della ong Mediterranea Saving Humans, che in questi giorni fa base a Lampedusa, in merito alle 19 salme giunte sull'isola oggi insieme a 58 superstiti, che viaggiavano su un gommone alla deriva in zona Sar libica.
"Tra i morti forse c'è una nostra amica, non l'abbiamo più vista": sono le drammatiche parole di alcuni dei 58 sopravvissuti approdati a Lampedusa, dopo essere stati soccorsi da una motovedetta della guardia costiera a 14 miglia dalla piattaforma petrolifera Bouri, in zona Sar Libica. Alcuni dei sopravvissuti che si trovavano a bordo del gommone alla deriva hanno raccontato di essere partiti da Abu Kammash lunedì, altri invece sostengono di aver lasciato le coste africane sei giorni fa.