«Noi non siamo in guerra e non ci vogliamo entrare», lo ha detto la premier Giorgia Meloni nelle comunicazioni in Senato in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente. «Il governo non è complice di decisioni altrui. Siamo pronti ad aumentare le tasse a chi specula sui carburanti». La premier, incalzata dall'opposizione, ribadisce che il governo «non si sottrae al confronto parlamentare». L'intervento Usa e Israele è «fuori dal diritto internazionale».
Poi Meloni esorta a garantire la sicurezza dei soldati Unifil in Libano.
«A meno che - ha aggiunto con sarcasmo Meloni - la questione non sia che dobbiamo chiudere le basi americane in territorio italiano, perché in questo caso permettetemi di dire che chi lo sostiene avrebbe potuto farlo quando era al governo e quando, invece, ha scelto di fare altro, e non lasciarlo intendere quando si trova all'opposizione. Mi corre l'obbligo di ricordare, infatti, che le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore».
Dalle opposizioni le accuse di una linea fumosa e contraddittoria, con una richiesta alla premier di una presa di posizione più netta dell'0Italia.
Il Pd ha presentato una risoluzione corposa, suddivisa in sette temi principali e 26 impegni chiesti al governo, dopo le comunicazioni della premier sulla situazione internazionale.
Al primo punto e prima di citare le singole situazioni, i Dem chiedono all'esecutivo di "scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall'amministrazione americana, l'interesse europeo, all'interno del quale si promuove e realizza il nostro interesse nazionale, collocando l'Italia sulla frontiera più avanzata dell'integrazione contro le spinte disgregatrici, le interferenze esterne e i ripiegamenti nazionalisti".
Sulla crisi iraniana, l'impegno sollecitato è per "assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e un processo strutturato di de-escalation del conflitto, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario", oltre che a "non autorizzare l'utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l'Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare a una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi". Vengono ribadite le richieste sulla Palestina per riconoscerne lo stato in base ai confini del 1967, per fermare "l'occupazione illegale dei territori palestinesi".
Un 'capitolo' è dedicato all'Ucraina: oltre a "ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina", si chiede di "continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine". Un passaggio riguarda la difesa: si chiede in particolare di "collocare l'Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volontà politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un'unione della difesa".
Al governo si chiedono, inoltre, interventi "urgenti" sull'energia "per mettere in sicurezza il Paese rispetto a eventuali shock energetici e inflazionistici, con particolare riferimento alla tutela dei redditi delle famiglie e del loro potere d'acquisto" e per "avviare tempestivamente le procedure per ridurre le accise su benzina e diesel, restituendo a cittadini ed imprese l'extra gettito Iva che lo Stato sta incassando".