Berlino è una città cambiata: negli ultimi anni il costo della vita è aumentato costringendo molti artisti - già gravati dalla crisi energetica e dalla pandemia da Covid-19 - a lasciare la città dove la libertà di essere sé stessi e la creatività sono di casa, tra le gallerie d'arte, i musei, le manifestazioni del Pride e i teatri. Sotto la guida del sindaco uscente, il cristiano-democratico Kai Wegner, i tagli al mondo culturale sono stati contestati e di pari passo il panorama degli atelier e dei locali si è ridotto poiché le entrate non riescono in molti casi a compensare i costi: dopo le chiusure del "Mensch Meier" e del "Watergate" tra il 2023 e il 2024, altri sono a rischio e si sentono abbandonati dall'inerzia della politica. Berlino sta affrontando una crisi d'identità in cui i club hanno un'importanza minima nel bilancio e nella pianificazione urbana: per i collettivi e le etichette che vogliono lavorare in questo ambito la città è meno attraente.
L'inflazione, la gentrificazione e un cambiamento nelle abitudini di vita notturna hanno portato a chiusure, come nel caso dello "Schwuz", che dopo quasi 50 anni di storia ha dovuto dichiarare fallimento. Il leggendario locale queer era al tempo stesso rifugio, laboratorio sperimentale e palcoscenico, e univa vita notturna, cultura, politica e attività comunitarie. Ovunque Berlino è sinonimo di Berghain, uno spazio cambiato notevolmente: da luogo mistico e poco conosciuto è diventato un locale di tendenza, influenzato dai social media e frequentato da un pubblico internazionale.
La città tramonta ma c'è anche una parte che resiste: ad andare controcorrente rispetto agli artisti che se ne vanno per ragioni economiche ma anche culturali - come il cinese Ai Weiwei, deluso da una società tedesca che a suo dire finge di essere aperta - è il direttore d'orchestra argentino Daniel Barenboim che, dopo aver abbandonato per motivi di salute l'Opera, ha scelto di continuare a vivere a Berlino, a cui si sente profondamente legato. Tra chi non si arrende c'è lo storico Gruener Salon (il salone verde) a Rosa-Luxemburg Platz, legato al teatro Volksbuehne e noto per spettacoli e concerti di musica indie, electro e pop. Simmetricamente collocato rispetto al Roter Salon (quello rosso), ha ancora oggi un calendario di eventi consultabile online.
Resiste anche se andare avanti non è semplice. A salutare la capitale sono infatti anche berlinesi con redditi medio-bassi, che hanno scelto di vivere in periferia o cambiare del tutto città poiché oppressi dal caro-vita.
Nella capitale europea della techno, case e affitti hanno raggiunto prezzi shock che pesano anche sulla pelle di chi arriva dall'estero per studiare all'università o lavorare.
"Rendere Berlino accessibile" è il mantra di un partito molto apprezzato dai giovani, la Linke dell'italo-tedesco Luigi Pantisano, primo ieri nel voto locale. La crisi che attanaglia la città si riflette anche nei crescenti prezzi dei generi alimentari e del trasporto: in tal senso la Sinistra a Berlino promette un abbassamento dei biglietti dei mezzi pubblici e "mense di quartiere", in cui il pranzo più economico dovrebbe costare solo tre euro.