Trento, il rabbino Labi all’ex sinagoga: visita storica in città
Il giovane rabbino di Milano ha invitato ad avere uno sguardo aperto sul mondo e sulle diversità e di accoglienza dei profughi
TRENTO. Una visita con un alto valore simbolico, quella del rabbino di Milano Joseph Labi, ieri (7 marzo) a Trento, dove ha incontrato il sindaco Franco Ianeselli.
Visita storica e simbolica perché Labi è uno dei primi rabbini a venire a Trento dal 1475, quando la comunità ebraica trentina venne ingiustamente accusata dell'infanticidio del piccolo Simone.
La vicenda del "Simonino" segna la frattura tra cattolici ed ebrei a Trento, diventata per secoli per gli ebrei "città maledetta".
Bisognerà attendere il 1965 con papa Paolo VI perché la Chiesa vietasse il culto del Simonino.
Ma la presenza del giovane rabbino Labi, classe 1989, per anni rabbino a Verona, ha assunto un valore più forte anche perché avvenuta in giorni drammatici per l'Europa, con la tragedia della guerra in Ucraina.
Labi, invitato dal Rotary Club, ha ricordato la storia del popolo ebraico vittima di persecuzioni e ha invitato ad avere uno sguardo aperto sul mondo e sulle diversità e di accoglienza dei profughi.
Per l'occasione è stata aperta la ex sinagoga di Trento, nel palazzo di via Manci oggi di proprietà della Voralberg Bank di Bolzano, dove c'era anche l'annesso centro studi ebraico, con lo studioso Riccardo Petroni a fare da cicerone.
Sinagoga che si trova a due passi da vicolo dell'Adige dove oggi si trova la placca apposta nel 1992, scritta in italiano e ebraico,che segna la riconciliazione tra ebrei e cattolici a Trento, voluta dall'allora sindaco Lorenzo Dellai.
E ieri sera ad accogliere il rabbino Labi c'era anche l'attuale sindaco Franco Ianeselli: "Siamo qui insieme per riaffermare questa riconciliazione - ha detto - e per testimoniare, non dimenticando mai la nostra storia anche nei suoi snodi più difficili, l'impegno di ciascuno a lavorare per il dialogo e per la pace".