Un’epidemia di varicella e l’asilo è dimezzato

A San Giorgio oltre la metà della novantina di bambini colpita dalla malattia In una classe presenti soltanto in due su dodici. Ora il picco è stato superato


di Giancarlo Rudari


ROVERETO. Il record? L’altro giorno quando in classe si sono ritrovati soltanto due bambini sui dodici iscritti. I dieci loro compagni, in un colpo solo, sono rimasti a casa colpiti dall’epidemia di varicella che ha dimezzato l’asilo don Rossaro di San Giorgio. Ora il picco dell’epidemia è passato e lentamente l’asilo si sta ripopolando. Ma il vuoto si è visto, eccome, qualche giorno fa quando le classi era quasi tutte vuote. «Ci sono passati quasi tutti i bambini che frequentano la scuola materna. Ogni quindici giorni c’era il cambio: tornavano alcuni, ma altrettanti rimanevano a casa. Ora però il peggio è passato...» raccontano nella struttura di San Giorgio.

Una malattia contagiosa, ma che in generale, soprattutto se colpiti sono i bambini, non porta a gravi conseguenze. «Ci dobbiamo aspettare delle epidemie anche importanti di varicella fino a quando, nel 2015, non si passerà alla vaccinazione» afferma Walter Carraro, responsabile provinciale dell’unità operativa igiene e sanità pubblica. Soltanto tra due anni, quindi per i bimbi che nasceranno nel 2014, verrà introdotta la vaccinazione come è già successo per il morbillo e la pertosse, malattie in sostanza debellate.

«E’ una malattia molto infettiva, ma nei bambini ha un percorso benigno, mentre qualche rischio e qualche problema maggiore si presentano se ad essere colpiti sono gli adulti, in particolar modo le donne incinte» spiega il dottor Carraro. Cosa fare se un bambino si ammala di varicella? «Dopo cinque giorni non è più contagiosa anche se rimane qualche vescica o crosticina. Il consiglio comunque è quello di tenere il bambino a casa qualche giorno in più».

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