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Il lago con l’acqua rossa nel cuore del Lagorai

Uno strano fenomeno sulla montagna sopra Ronchi che fu cruento teatro bellico Il Còlo (o Grande) si è colorato: assomiglia a un piccolo Tovel del tempo che fu


di Marika Caumo


RONCHI VALSUGANA. Anche la Valsugana ha il suo lago di Tovel. Proprio così. Certo le dimensioni sono più piccoline, ma quel laghetto su al Còlo, sulla montagna sopra l'abitato di Ronchi, ha la stessa colorazione rossastra che un tempo rese famoso e ancora oggi meta turistica il grande lago alpino della Val di Non.

Sulle carte geografiche lo si trova come Lago Grande, ma tutti in valle lo conoscono come Lago del Còlo. Si trova a 1.755 metri, poco sopra l'omonima malga, dalla quale si raggiunge attraverso un breve sentiero.

Ebbene in questi giorni chi ha avuto l'occasione di fare un escursione in quella zona è rimasto sorpreso: quel bel laghetto alpino è diventato rosso. E' ricoperto da una sorta di mucillaggine, «sembra gelatina» racconta chi c'è stato. Ma il colpo d'occhio per chi lo guarda lascia a bocca aperta.

Andando indietro di almeno cinquant'anni è la prima volta che succede un fenomeno del genere in questo lago. Poco più distante, a meno di due chilometri però c'è un altro specchio lacustre, più piccolo, il Lago delle Carezze, che 14 anni fa si era tinto di rosso.

«Era successo nel 2003 e se non ricordo male era luglio. Quando uscì la notizia ci fu un grande risalto mediatico e tantissima gente arrivò a vederlo. Si pensava ad un altro Tovel», spiega Ketty che con la famiglia gestisce ristorante Alla Stua e Chalet Serena in località Desene. E' stato il fidanzato della figlia a scattare la foto, postata anche sulla pagina Facebook della struttura. «Dalle analisi effettuate allora emerse che si trattava di un fenomeno scaturito da un mix di elementi combinati: la fioritura di un alga, gli escrementi delle mucche e la temperatura», prosegue Ketty.

Il lago delle Carezze rimase rosso per un breve periodo, per poi tornare al suo colore cristallino. Un fenomeno chimico che, 14 anni dopo, sembra ripetersi in un altro lago non molto distante, e ben più grande (120 metri di lunghezza, 50 di larghezza per una superficie di 5mila mq). Quest'anno le sue dimensioni sono un po' ridotte per la mancanza di precipitazioni nevose e piovose ma nel corso dell'ultimo inverno si è ghiacciato, attirando in quota moltissime persone. Troppa gente sopra la superficie ghiacciata, con rischi e pericoli connessi, tanto che il sindaco di Ronchi ha dovuto emettere un ordinanza di divieto.

La storia del lago del Còlo si arricchisce dunque di un altra affascinante pagina. Cento anni fa, tra il 15 e il 16 maggio 1916, qui si combatté infatti la battaglia per monte Còlo. Una battaglia di cui lo storico Luca Girotto ha scritto in uno dei suoi ultimi lavori, dall'eloquente titolo "Il lago della Morte".

«Doveva essere un semplice attacco dimostrativo che avrebbe garantito il successo della Strafexpedition ingannando gli italiani sui reali obiettivi dell’offensiva. L’ostinazione del comandante della Ionio, l’incompetenza dei pianificatori austriaci e la situazione meteorologica trasformarono però una semplice azione diversiva in un inutile scontro sanguinoso», spiega Girotto nel libro. Nelle acque di quel lago, ora rosso, trovarono la morte molti soldati.

Si narra infine che nei suoi fondali siano conservati ancora arsenali bellici.













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