i timori

Gli allevatori trentini schiacciati da costi in crescita e ricavi in calo

In un anno abbiamo perso 42 allevamenti, negli ultimi 5 anni il numero è sceso di oltre 100 unità, passando da 740 a 638


Carlo Bridi


TRENTO. Gli aumentati costi di produzione nel 2023, nell’ordine del 30% sul 2020, dovuti principalmente alla crisi innescata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, incremento non del tutto compensato dall’aumento dei prezzi di latte e formaggi al consumo, hanno determinato uno scenario preoccupate negli allevamenti trentini.

Essi sono infatti calati di ben 42 unità passando da 680 del 2021 ai 638 del 2023. Ma nell’arco di cinque anni il numero degli allevamenti è sceso di ben cento unità, passando da 740 del 2018, ai 638, anche il numero di vacche è passato dalle 20 mila unità a poco più di 18 mila con un calo netto del 10%. Sono questi alcuni dei dati contenuti nelle relazioni del presidente della Federazione Provinciale Allevatori di Trento Giacomo Broch e del direttore Massimo Gentili.

Ma il fenomeno è costante fin dagli inizi degli anni ’90 del secolo scorso quando le stalle in Trentino erano ancora circa 5 mila. Eravamo in presenza di moltissime stalle con 3- 4 capi in mano a persone anziane che man mano che si ritiravano dall’attività chiudevano le stalle. Sono resistiti solo quelli che hanno dato alle stalle una dimensione economicamente valida, ora la media capi per stalla è di 29.

In quelli anni il servizio socio economico dell’ESAT fece un studio dal quale emergeva che nell’arco di 20 anni le stalle si sarebbero ridotte a meno di un quinto. Lo studio dimostratosi molto veritiero aveva fatto arrabbiare molto gli allora vertici della Federazione Allevatori, che si ostinavano a non vedere la realtà. Negli interventi dei soci presenti numerosi, accenti molto critici su diversi aspetti della politica agricola sia locale che europea, i giovani ci sono ma hanno bisogno di adeguati sostegni.

Nell’assemblea i vertici della Federazione hanno sottolineato anche la grave problematica dei grandi carnivori che rappresenta una particolare criticità in questo momento dell’avvio della stagione della monticazione dei bovini e degli ovi-caprini in malga. Su questo, ma anche su altri temi sono intervenuti anche l’on.le Dorfmann, l’assessore alla cooperazione e quello all’agricoltura, oltre al presidente del Consiglio Provinciale. Senza zootecnia non si fa turismo hanno esclamato l’ass.re alla Cooperazione e l’eurodeputato Dorfmann che ha parlato anche di benessere animale, di premio di monticazione ecc..

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’ass.re all’Agricoltura che ha assicurato grande attenzione al comparto. Presenti anche i presidente di Coldiretti Gianluca Barbacovi, di Confagricoltura Diego Coller e di CIA del Trentino Paolo Calovi. Il bilancio vede un valore della produzione di 17 milioni di euro, con 97.000 euro di utile. Tornando all’attività della Federazione, sul fonte della commercializzazione del bestiame l’attività è ha subito una forte decelerazione sia per i vitelli “bailotti” che per i capi da macello. Preoccupazione invece per gli animali da vita che hanno raggiunto i valori massimi dall’avvento dell’euro, ha ricordato i direttore Massimo Gentili. Questo ha messo in difficoltà gli allevatori che hanno necessità di acquistare capi da rimonta. Ottima l’attività del Centro di fecondazione artificiale Alpenseme che nel corso del 2023, ha prodotto oltre 570.000 fiale di materiale seminale confezionato, confermandosi cosi tra i principali centri di produzione a livello nazionale.

Fondato nel 1948 assieme all’Alto Adige, risulta essere il centro con la più lunga esperienza a livello italiano. Le dosi prodotte nel centro di Toss, in Valle di Non, ha ricordato il direttore Gentili, sono distribuite in Italia, ma anche nei Paesi europei e non solo, nell’ultimo decennio si sono raggiunti ben 37 Paesi al di fuori dell’Unione europea. Buona la performance del punto vendita della carni e degli altri prodotti agricoli trentini, che è cresciuto poco meno del 9%, così come il numero di clienti. Positiva anche l’attività di fornitura di carne bovina alla GDO, sia essa privata come il gruppo Poli che cooperativa come il SAIT.













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